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Si discute da tempo se sia utile introdurre le tecnologie informatiche nella didattica delle discipline umanistiche. Molti si domandano se le applicazioni web non accrescano le già evidenti difficoltà di lettura e di riflessione da parte degli apprendenti. Ma possiamo completamente ignorarle, far finta che non esistano e che la scuola sia una turris eburnea, che va preservata dall'aggressione di tali strumenti? Se riflettiamo bene ci accorgiamo che in fondo anche la scrittura e il libro così come la comunicazione multimediale e il computer e la stessa lingua che parliamo sono dominate da forme di pensiero che rispecchiano la tecnologie della comunicazione che sono diventate , per dirla con Van Kerchove, la pelle della nostra cultura. Non è pertanto possibile tenere lontani dai processi di apprendimento quegli strumenti di comunicazione che connotano il nostro tempo ( scrittura elettronica, web, social network, blog, iPod, iPad , TV digitale...) e che sono i maggiori veicoli dell'informazione che procede, come ben sappiamo, in modo simultaneo e emotivamente coinvolgente. In effetti il carattere multimediale in cui avviene la comunicazione ( oralità, scrittura, immagini, suoni che interagiscono e cooperano fra loro) riflette non solo la contaminazione degli strumenti di comunicazione, ma anche e inevitabilmente la contaminazione degli orizzonti culturali, dei riferimenti narrativi.
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